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Dominazione spagnola
Testi a cura del prof. Achille Laurenti  maggiori info autore
Dall'assunzione del re Carlo IV, che non era altri che Carlo V imperatore, cominciò nel 1516, la sfilata del monarchi spagnoli in Napoli. Nel 1556, gli successe Filippo II e a questi Filippo III dal 1598 al 1621, nella quale epoca salì al trono Filippo IV, dal 1621 al 1665; poi Carlo V (II di Spagna) fino al 1700, Filippo V fino al 1713 e da ultimo Carlo VI (IV imperatore di Germania), sino al 1734. Nel marzo 1520, morì in Aversa Fabrizio Colonna, al quale successe nei vari feudi suo figlio Ascanio, che nello stesso anno ebbe, da Carlo IV, la nomina di comnestabile.
 
Nel marzo 1526 Ascanio, con quelli di sua famiglia segui il vicerè Mongada, nella spedizione fatta a Roma, che cagionò danni enormi in Vaticano e al quartiere di Borgo, obbligando il pontefice Clemente VII a rifugiarsi in Castel S. Angelo. Il Papa, ricuperato il potere, scomunicò Ascanio e privò Pompeo Colonna della dignità cardinalizia. Nell'occasione Napoleone Orsini, abate di Farfa avuto il comando delle truppe pontificie, invase e devastò tutti i possedimenti del Colonna, situati in quello Stato e successivamente, transitando la nostra pianura, andò a occupare il ducato di Tagliacozzo. Giunse e pose il campo a Magliano de' Marsi, ove corse Scipione Colonna, vescovo di Rieti, che dopo fierissimo combattimento, v'incontrò la morte, per opera di Amico barone di Arsoli.
 
Prospero Colonna, prima valoroso soldato, poi vescovo di Rieti e successivamente cardinale, nemico acerrimo del pontefice Clemente VII, favori l'imperatore Carlo V, artefice del sacco di Roma, nel 1527.
Napoleone Orsini, specie in riscossa alle arsioni e saccheggi sofferti dal suo antenato Rinaldo, in ben quarantotto feudi, per opera dell'oricolano Adriano Montaneo, assali nel 528 (sic!) Oricola, partigiana del colonnesi, con diciottomila armati. Fece passare, senza pietà, a fil di spada e decapitare settecento persone, nella maggior parte donne, vecchi e fanciulli, man mano che venivano fatti uscire dalla chiesa di S. Tommaso, in contrada Cascina, in quell'occasione distrutta e ove gli infelici si erano rifugiati nella speranza venisse rispettato il luogo sacro.
 
Secondo il Pieralice da una statistica del 1527, la popolazione di Oricola ascendeva a cinquemila abitanti costituenti 975 famiglie. Ebbene, di tanto popolo, soltanto trecento validi abitanti riuscirono a salvarsi, perchè rinchiusisi, per tempo nel castello, sfuggirono all'eccidio e tennero testa agli assalitori. L'Orsini dopo aver saccheggiato e distrutto, con le fiamme il paese, ordinò si formasse nel Colle Caccia, adiacente all'abitato, una torre con le teste del quattromila settecento uccisi. Detta località fu poi denominata Colle Capocce, appunto dalle numerse teste, che andarono a erigere la lugubre e malvagia torre, e da ultimo si disse per corruzione Colle Cococcia.
Indi si tolse l'assedio, lasciando sole cinquanta case in piedi. Con diploma, 10 settembre 1528, di Filiberto di Chalons, principe d'Orange, famoso generale di Carlo V e 6° vicerè di Napoli, Ascanio fu nominato, per un triennio Governatore degli Abruzzi, e vi pose come suo luogotenente il suo fratello naturale Sciarra Colonna.
 
Intanto Marzio Colonna, conte di Mareri nel Cicolano, seguiva il vicerè di Napoli, principe d'Orange, nell'assedio di Firenze, dove rimasero uccisi lo stesso vicerè e l'eroe Francesco Ferrucci, corso in sostegno a Gavinana, il 3 agosto 1530. In quell'occasione, tra i prigionieri, vi era Amico di Arsoli, che vantava di aver ucciso personalmente, nella battaglia di Magliano de' Marsi, Scipione Colonna. Marzio, potutolo avere nelle mani, inerme e strettamente legato, mediante compenso di trecento ducati, pari a L. 3210, per vendicare l'uccisione del proprio cugino, di suo pugno vigliaccamente lo scannava.
Ascanio fu partigiano di Carlo V, sotto il cui impero, come questi soleva dire, mai tramontava il sole.
 
Oricola, o meglio il nostro territorio, in quella e in altre occasioni, fu base di operazioni di truppe, che dovevano marciare su Roma. In seguito lo stesso Ascanio, venuto in odio al pontefice Giulio III e al re di Napoli, fu arrestato a Tagliacozzo nel 1553, e, tradotto in carcere nel Castel Nuovo di Napoli, vi morì nel 1555. Marcantonio ne fu l'erede, ma non degli averi, poichè al padre erano stati confiscati tutti i beni. Anzi il pontefice Paolo IV, inutilmente cercò di catturarlo, lo pose sotto processo e in contumacia, il 1 settembre 1555, lo privò di ogni diritto sui beni e onori. Contemporaneamente, con speciale bolla, ne scomunicò l'intiera famiglia.
 
Avvenuta l'abdicazione di Carlo V, e succedutogli il figlio Filippo II, scoppiò la guerra della Spagna contro il Papa e i francesi, nella quale Marcantonio prese vivissima parte contro questi ultimi. Oricola anche nel 1555, fu punto di appoggio del piano di guerra per l'invasione dello Stato pontificio. Durante quei torbidi di azioni, Gio: Giuseppe Cantelmi, conte di Popoli, presidiò questo paese. Partito per Subiaco, ne lasciò il comando a Lodovico Savelli, Gio: Antonio Moaresi e Gabriele Moles: i due primi defezionarono, il Moles, assalito a Celle, con il pronto soccorso di Fabio Colonna, obbligò le truppe pontificie alla ritirata.
 
Dopo la pace di Palestrina, conclusa tra il pontefice Paolo IV e il re di Spagna nel 1557, i Colonna non furono perdonati. Marcantonio proseguì, con i suoi, a guerreggiare contro il Papa, sino alla morte di questi, avvenuta nel 1559.
Il Ruscelli, nonchè il Corsignani nel volume I a pagina 205, della sua opera Regia Marsica, ci rendono noto che Oricola fu piazza d'armi di spagnoli e alemanni, nel 1557, contro il Pontefice. E fu nel 1557 che questo paese fautore di Don Marcantonio Colonna, il Trionfatore, fu dal duca di Albe arso e distrutto. E giustamente il Pierantoni, che molto scrisse su Oricola, in quell'occasione, la chiama desolata.
 
Infatti dagli scavi, operati verso il 1885, nella Chiesa di S. Maria prope fontem, allora parrocchia, si rinvennero scheletri di persone uccise, con l'avvenuto crollo del tetto in seguito a incendio. Anche il castello fu dato alle fiamme, tanto che io stesso ebbi occasione di osservare i resti del grano abbruciato rinvenuto colà, quando il defunto Simone Nitoglia, verso il 1893, compiva degli scavi per trasformare la rocca in casa abitativa. Il pontefice Pio IV reintegrò i Colonna nei loro beni, siti in quello Stato e il re di Napoli Filippo II, per rimunerazione di servizi resigli, riconcesse a Marcantonio il ducato di Tagliacozzo. Papa Pio V gli decretò l'onore del trionfo in Campidoglio, dopo la strepitosa vittoria riportata nella celebre battaglia navale di Lepanto, il 7 ottobre 1571, che gli fece guadagnare il titolo di Trionfatore.
 
Successivamente, nel 1577, fu insignito della carica di vicere di Sicilia. Accusato da malevoli di essere in segrete trattative con i turchi, per divenire il padrone di quell'isola, fu per discolparsi chiamato a Madrid da Filippo II; ma giunto a Medina Coeli, colto da improvviso malore, vi perdette la vita, il 2 agosto 1584. Marcantonio ebbe tre figli: Federico, Fabrizio e Ascanio. I primi due gli premorirono e il terzo abbracciò la carriera ecclesiastica e fu cardinale. Quindi gli successe Marcantonio, figlio del suo primogenito Federico, e a questi nel 1595 un suo neonato, anche a nome Marcantonio, che morì in tenera età, l'8 maggio 1611.
 
Ereditò poi il feudo Filippo Colonna, figlio del secondo genito del Trionfatore, principe di Palestrina e duca di Paliano, che mancò ai vivi l'11 aprile 1639.
La peste, nel 1636 (?), flagellò gli abitanti del suo ducato, ma Oricola, come sempre, rimase immune da tale epidemia. Gli successe il figlio Federico, che dal re di Spagna fu nominato vicerè di Valenza, per servizi resi nella guerra contro i francesi. Ferito nella difesa della piazza forte di Serragona, dopo pochi giorni, il 26 settembre 1641, vi perdeva la vita. Ne fu successore il fratello Marcantonio molto colto e protettore delle lettere, che decedette il 29 gennaio 1659.
 
Oricolae contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente
 
 
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