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Concessione della Marsica alla Chiesa romana
Testi a cura del prof. Achille Laurenti  maggiori info autore
Fra le molte concessioni fatte ai pontefici da Carlo Magno, Pipino e confermate da Ottone I, vi fu anche la Marsica e quindi Oricola, che ne era venuta a far parte. Infatti nel regesto sublacense dell'undicesimo secolo, risulta, nel documento N. 6, che il 21 agosto 883, Cesario, Console e Duca, figlio di Pipino Vestario, donava e cedeva all'Abate Stefano, Oricola e varie altre possessionì e acque del territorio di Subiaco, già concesse al padre suo dalla Chiesa romana.
  
Come pure con privilegi pontifici, 26 dicembre 973, 10 maggio 998, 27 luglio 1005, del settembre 1015 e 31 ottobre 1051, Oricola e altre possessioni venivano confermate ai benedettini di Subiaco, giusta i documenti portanti i numeri 14, 12, 10, 15 e 21 del regesto predetto. Però sebbene, dall'883 al 1051, risulti in possesso del benedettini, purtuttavia si trova alternativamente nelle mani del conti Marsi, o di baroni propri. Quindi doveva trattarsi di investiture de iure, ma non effettive, o di concessioní del semplici monti di qui, specie perchè nei privilegi pontifici, si nota sempre la dicitura: Porro et monte quae vocatur Auricula, oppure: Montibus et collibus unum quidem quae vocatur Auricula. 
  
La versione però più probabìle, è che i papi, e per essi successivamente i detti benedettini, vi edificassero del monasteri, vi esercitassero la cura delle anime, vi compissero delle opere di bonifica, a mezzo di coloni, e non percepissero che contribuzioni. Alla fine del secolo X, la contea del Marsi veniva divisa tra i fratelli Rinaldo e Odorisio, in modo che questo ultimo ebbe la Marsica, con capitale Cliterno (Celano) e altro la regione equicola, con capitale Carseoli e successivamente Tagliacozzo.
  
Certo è che con l'annessione al ducato di Spoleto e poscia alla contea del Marsi, a quella di Tagliacozzo, e di Celle, Oricola, che ebbe anche baronia propria, veniva per sempre a separarsi da Roma, di cui indubbiamente faceva parte e alla quale, per le origini, per la vicinanza e per sangue, mai avrebbe dovuto disgregarsi. Gravi ne furono le conseguenze, poichè si venne a formare, per secoli, l'ultimo lembo dello Stato napolitano e della provincia di Aquila, e le sorti della ben lontana Oricola, furono sempre sacrificate a quelle del comuni, che da vicino potevano brigare e stare a contatto con le superiori autorità.
  
Basterebbe notare che Roma, con la quale abbiamo rapporti di affinità e di scambi commerciali, dista appena un paio di ore e Aquila sette di ferrovia, per convincersi della impellente necessità che reclama e consiglia l'anelato cambiamento di circoscrizione. Quanto meno di creare una nuova Provincia, che mirasse a riallacciare, anche sotto il punto di vista storico, per quanto sia possibile negli antichi confini la gloriosa stirpe equa, fissandole un confacente capoluogo che per la topografica posizione di centralità, per comoda viabilità e per importanza, rispondesse alle odierne esigenze di civiltà. E tornando alla storia antica di Oricola, un discendente del Berardi, figlio di Berardo IV e Berardo anche esso di nome, verso il 1016, con l'aiuto di Riccardo il Normanno, strappò il feudo del Marsi ai propri fratelli Siginulfo, Rinaldo e Pometta.
  
Qualcuno porta la data di essa spogliazione dal 1045 al 1060. Ma siccome il ritiro di Rinaldo in Oricola, fu contemporaneo a quello di Siginulfo in Castel S. Angelo di Carseoli, oggi Carsoli, e questi confermava nel 1016, ai benedettini di Montecassino, la donazione di S. Maria in Cellis, già effettuata dal suo nonno Rainaldo, giusta il Gattula, nella citata sua opera, a pagina 222, tale avvenimento non poteva esser compiuto posteriormente. Come ho accennato, uno del fratelli spodestati, e precisamente Rinaldo, si ritirò in Oricola e ne fu il barone.
  
La di lui moglie Aldegrina, figlia di Landolfo VI, principe di Capua, seppellita nella nostra demolita Chiesa di Santa Maria prope fontem, rimasta vedova senza prole a ventotto anni, ne visse altri ventotto in Oricola, di cui prima di morire, faceva dono nel 1096 al convento del benedettini di Subiaco, unitamente ai castelli di Rocca di Botte, Arsoli, e Camerata, alla Chiesa di S. Pietro di Pereto e ad altre possessioni lasciatele dal marito.
 
Oricolae contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente
 
 
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