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Le origini
Testi a cura del prof. Achille Laurenti  maggiori info autore
Oricola, a 809 metri sul mare, è situata a cavaliere di un ridente monticello coniforme, tappezzato di verdi erbe naturali. Domina da una parte l'ubertosa pianura, ove fu Carseoli, potente e munita città equa; e dall'altra la lussureggiante vallata dell'Aniene che va a ingrandire il biondo Tebro, con le sue acque originarie dai pressi di quel Subiaco, che, con la dotta Abadia, assurse a grandezza letteraria e di dominio. Il Pieralice riscontrò nel nome di Oricola il vestigio semitico Or-ihol: colle del sole, o colle solatio, o colle luminoso, ovvero tabernacolo, santuario, tenda del sole, o della luce.
Certo il paese è antichissimo; forse nacque con Carseoli e lo troviamo, nel 91 avanti Cristo, come punto di confine occidentale della Provincia, governata dal Console Pompedio o Popedio Silone, durante la micidiale guerra sociale contro Roma.
  
Alla sua aria balsamica, che scongiura l'attacchirvi (sic!) di qualsiasi epidemia, accoppia una veduta incantevole e paradisiaca di due splendidi anfiteatri, a lungo sfondo: l'uno formato da quella suggestiva corona di montagne, che ha origine dal poetico e gigantesco contrafforte di monte Velino e che circoscrive, con armoniosa linea, quella fatidica pianura di Cavaliere, che fu calcata da numerose orde barbariche e teatro di tanti fatti d'armi; l'altro del vicini monti Sembrosini, che, con le caratteristiche cime dentiformi, viene a finire, quasi a picco, nel varco di Vicovaro, ove fu l'importante città equa, Varia. Dalla scenografia prodotta dalla veduta fiorente di odorosità, che pare si sporga verso le meraviglie di variati orizzonti, può a ragione avere il battesimo di ringhiera del forte e gentile Abruzzo, di cui Oricola marca il confine. 
  
Vi si scorgono ben ventitrè paesi, che incastonati come gemme, su simpatici poggioli, alle falde del descritti anfiteatri, vengono a formare con pochi altri, in qualche insenatura nascosti, il diadema della nostra graziosa e pittoresca regione che l'illustre Cantù appellò: Svizzera Italiana. La sua speciale posizione, a dominio della sottostante pianura, che allegra l'esser nostro, come gonfiato da un anelito di sublime beatitudine, ci dimostra che essa fu vedetta della forte città. Infatti il suo stemma è composto di due padiglioni di orecchi in alto, di tre monti isolati in basso e della scritta: "Regni Auricola" all'intorno. I padiglioni di orecchi stanno a indicare che essa origliasse, spiasse, scoprisse e segnalasse i nemici che potevano, da più parti, avvicinarsi a Carseoli. I tre monti stabiliscono la topografia del paese, situato, come si è detto, su di un poggiolo, equidistante da due altri monticelli, l'uno Montarnone a levante, che si estolle dalla pianura di Cavaliere, e l'altro Capretta a ponente, che segnava i confini del regno di Napoli, con lo Stato pontificio. La scritta poi "Regni Auricola" consacra le sue antichissime origini, rafforzate dalla indipendenza e importanza di comune medio-evale, facente parte dello Stato napolitano.
  
Le sue strade intersecate tra loro, hanno quasi tutte forma di spirale; specie la principale, che da S. Rocco conduce al castello, da un'idea di un punto interrogativo, che pare con insistenza domandi dove sieno andate le vestigia antiche. Nel catasto si nota ancora la contrada Forainile, forum anile, a levante del paese, ove secondo il costume orientale, innanzi alle porte della città, si rendeva giustizia da una scelta di vecchi. E la indicata localitá giace appunto ove giungevano i fabbricati, prima della invasione o, meglio, distruzione degli Orsini, come esamineremo in appresso, e precisamente nel piazzale, che forma il mandoleto di proprietà del reverendo Don Antonio Nitoglia. Oricola aveva in contrada Forcella una ciclopica fortezza, di cui si riscontrano i ruderi. Poco lungi e precisamente nei pressi della chiesolina di S. Restituita, si osserva un avanzo di antica costruzione a calcestruzzo e, al dire del Pieralice, i resti di antichi sepolcri a tegole, nonchè a mezzogiorno del colle adiacente, le traccie di un'altra antica torre e di vetusta mura.
  
Dette costruzioni ci spiegano che, in tempi preistorici, Oricola ne fosse l'acropoli. Anzi il Pieralice, nella Guida storica-artistica sulla linea Roma Sulmona, giustamente ventila l'idea che essa fosse uno degli oppidi arsi e distrutti dai romani, fin dalla soggiogazione degli equi. Ciò viene confermato dal De Stefani nella sua opera Regno delle Due Sicilie ove riporta Auricola, tra le seguenti antiche dieci cittá eque incorporate nello Stato di Puglia: "Cliternia, Equicoli, Corbione, Carseoli Carentia, Auricula, Nerse, Alba Fucente, Teruggine, Cominio, Vico di Nerse, Villa di Vitellio". Le vestigia di mura ciclopiche nelle contrade Forcella, S. Restituta, Fioio, Valle di Ieri, S. Erasmo e Montarnone, danno una pallida idea della topografica posizione della città di Auricula, originaria da quella forte e bellicosa stirpe equa, che ebbe più volte, e a più riprese, l'audacia di marciare su Roma.
  
Il Pieralice nelle sue dotte note, sulle Ombre di Ovidio fra le rovine di Carseoli, prendendo lo spunto da un idolo, qui rinvenuto, nonchè dalla quantità di lastre di cipollino e da un capitello d'ordine etrusco, detto in paese pietra tonda e finito come base di una croce eretta dalle missioni cristiane, in località S. Stefano, viene nella conclusione che qui sorgesse un tempio con colonne e piramide triangolare. Attualmente la sua popolazione, quasi esclusivamente, agricola, ammonta a 1025 abitanti. Il suo territorio è di circa duemilacento ettari, del quali millecinquecento coltivati, quasi tutti in pianura, trecento di bosco comunale duecento di beni demaniali. Produce cereali, in quantità superiore al consumo locale; legumi e patate, delle quali si fa grande esportazione; vino in minime proporzioni.
  
Poco e piuttosto scadente è il bestiame, tenuto con sistema semi-brado.
La coltivazione è nello stato primitivo; difetta di macchine agricole; non esistono che aratri chiodo; il turno di rotazione è biennale. Si comincia da pochi anni, in piccole proporzioni, l'uso delle foraggere, ma senza alcun criterio tecnico. Stante la fertilità e profondità del suolo, sarebbe consigliabile la rotazione quadriennale, e meglio quinquennale; l'uso del concimi chimici, e l'aumento del bestiame; nonchè l'impianto di frutteti e oliveti: questi ultimi nella parte esposta a mezzogiorno del paese. Anticamente vi erano del vigneti, quasi al completo distrutti dalla peronospora: se ne stanno piantando in questi ultimi tempi, ma ancora si ha necessità d'importazione di vini.
Con il buon volere, con l'uso tecnico delle foraggere, concimate chimicamente; con l'aumento e miglioramento del bestiame e quindi di stallatico, e con la introduzione delle tanto necessarie macchine agricole, ogni anno verrebbe ad accumularsi la energia produttiva, da quadruplicare le rendite attuali.
 
Oricolae contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente
 
 
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